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Tartarughe azzannatrici Carapax, nuova condanna Anche in appello l’ex gestore


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[h=3]Tartarughe azzannatrici Carapax, nuova condanna Anche in appello l’ex gestore Ballasina e la moglie hanno avuto sei mesi Gli animali sequestrati cinque anni fa affidati al Corpo forestale regionale[/h]

di Alfredo Faetti FIRENZE Quelle tartarughe azzannatrici sono state detenute nel Carapax di Massa Marittima in maniera illegale. La sentenza parla chiaro: non c’erano le autorizzazioni per animali esotici di quel tipo. La Corte d’Appello di Firenze ha messo fine a una vicenda che si trascina avanti da anni, condannando l’ex gestore del centro Donato Ballasina, 55 anni, e sua moglie Maria Joris Veerle Vandepitte, belga di 51 anni, a sei mesi di reclusione, così come aveva già disposto nel 2009 il Tribunale di Grosseto. Se scorriamo le rassegne che lo riguardano, troviamo il Carapx coinvolto più con i tribunali che non con la ricerca zoologica, vocazione con cui è stato aperto nell’89. La confisca dei terreni, il caso salmonella, il sequestro illegale degli animali e la loro misteriosa apparizione a Castiglione della Pescaia. L’anno scorso, addirittura, è saltato fuori un articolo d’Oltremanica con un quotidiano britannico che ha attaccato fa il centro per un presunto maltrattamento ai danni delle tartarughe. Ma il filo conduttore in ognuno di questi casi è sempre stato lui, Ballasina, pronto a dare battaglia a Comune, Comunità Montana, Forestale e chiunque altro. Per poi perdere puntualmente nelle aule dei tribunali. Oggi è irreperibile. A Massa Marittima infatti nessuno riesce a rintracciarlo da diverso tempo. In ogni caso, ieri è arrivato l’epilogo di uno di questi filoni: quello delle tartarughe azzannatrici. Detenute nel centro in maniera illegale, del tutto sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per gli animali esotici. Ai gestori del Carapax infatti quei terreni ai piedi di Massa Marittima erano stati dati in concessione per farne un’area didattica naturalistica, in cui custodire e studiare tartarughe provenienti dal Mediterraneo. Ma nel 2007 arriva la denuncia del “Tarta club”, in cui l’associazione rivela la presenza di una tartaruga marina sottoposta a maltrattamenti all’interno della struttura. Una tesi smentita nel corso delle indagini, ma che ha consentito al corpo forestale di entrare nel centro trovando così specie non autorizzate. La forestale ci tornerà più volte al Carapax in quel periodo, a suon di sequestri: la prima volta il 29 giugno 2007, quando furono trovati due caimani, un varano, nove tartarughe azzannatrici; il 19 luglio dello stesso anno poi furono sequestrate sette emidide caspiche e, infine, il primo agosto, otto esemplari di tartarughe azzannatrici. Gli animali vennero trasferiti in un centro specializzato di Perugia e la vicenda finì sui banchi del tribunale. La prima sentenza è uscita due anni dopo, nel 2009, quando i coniugi Ballasina vennero condannati dal Tribunale di Grosseto a sei mesi di reclusione per importazione, detenzione e commercio di animali pericolosi, senza essere in possesso delle necessarie autorizzazioni. La difesa a quel punto è ricorsa in appello, con la Corte che ieri ha sciolto la riserva: condanna confermate all’ex gestore e consorte. Nella sentenza inoltre il magistrato ha anche affidato gli animali sequestrati al Corpo forestale regionale, in modo da non far gravare i costi del mantenimento sulla Comunità Montana, soggetto a cui è stato affidato il centro. Una vittoria per il soggetto massetano, in un primo momento neanche al corrente che ieri mattina c’era l’udienza. Difficile stare dietro a tutti i casi che hanno travolto il Carapax.

 

Fonte: Provincia Grosseto

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