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Alimentazione Testudo hermanni in cattività


fiorfabri

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Mi permetto di fare un pò di pubblicità:

su http://www.neptunalia.net (sito di terraristica e acquariofilia) sono state messe on-line le prime due parti (di tre totali) di un articolo sull'alimentazione in cattività di Testudo hermanni. A dire il vero la parte più pratica e interessante è la terza (dieta ottimale - con l'elenco degli alimenti somministrabili) che verrà messa on-line prossimamente. Comunque non ho resistito a comunicarvelo, quindi chi volesse darci un occhio...

Sarei lieto di ricevere consigli o critiche circa l'articolo in questione per poterlo correggere e migliorare.

Grazie

Fabrizio

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Ti ringrazio,

metto tutto l'articolo (è un pò lunghino) compresa la terza parte così chi lo vuole leggere...

 

 

 

Alimentazione in cattività di Testudo hermanni

Introduzione (integrazione di “Testudo hermanni” di H. Vetter)

L’apparato digestivo di queste testuggini è, sia dal punto di vista anatomico che funzionale, adatto a digerire cibo a basso contenuto proteico e ricco di fibra. La digestione è favorita principalmente da processi fermentativi, avviati e regolati dalla flora intestinale presente nell’appendice e nell’intestino crasso. Per fare ciò i microrganismi necessitano di fibre grezze, che sono molto abbondanti in natura sotto forma di fibre vegetali. Pertanto le testuggini sono per larga parte vegetariane, e si cibano soprattutto di erbe selvatiche, e solo occasionalmente consumano anche le parti verdi di parti legnose. In natura, a seconda delle stagioni, altri alimenti reperibili possono essere sostanze vegetali secche, frutti, invertebrati e funghi (anche se tali componenti sono sempre inferiori nel complesso dei cibi). E’ pur vero che questi animali possono all’occorrenza non disdegnare carogne e feci di altri animali ma è concettualmente sbagliato definirli onnivori; T. hermanni come tutte le altre Testudo mediterranee è da considerarsi prettamente vegetariana.

In particolare svolgono all’interno dell’ecosistema ruolo di eterotrofi e consumatori primari (eterotrofi di 1° livello) o erbivori (che si nutrono di organismi fotosintetici produttori); la nutrizione è quindi saprozoica (assorbono sostanze dall’ambiente e non da altri organismi) e il tipo di alimentazione prevede il prelievo di masse alimentari dai substrati (animali macrofagi).

La reputazione di animali onnivori è stata acquisita per colpa dei regimi dietetici errati attuati fino ad ora dagli allevatori impreparati; le T. si dimostrano estremamente approfittatrici di tutto ciò che viene loro offerto perché nel loro ambiente naturale il cibo che possono reperire in alcuni periodi è scarso. Fuori dal proprio ambiente naturale le Testudo non sanno istintivamente ciò che è buono per la loro alimentazione e permettere ai rettili di scegliere i loro cibi preferiti e nutrirsi di conseguenza è un gravissimo errore. Le testuggini sviluppano infatti rapidamente delle preferenze per alimenti completamente inadatti o incompleti nutrizionalmente, che causano loro gravi conseguenze in termini di salute.

Pertanto sono da eliminare gli alimenti di origine animale (come per es. i cibi per mammiferi) che come descriveremo in seguito sono assolutamente iperproteici e sbilanciati sotto molti punti di vista (alti apporti proteici con bassi valori di calcio generano deformazioni del carapace e danni agli organi interni).

Le informazioni scientifiche sui fabbisogni nutritivi dei rettili sono in continua evoluzione; studi recenti hanno permesso di ottimizzare la dieta delle diverse specie e hanno dimostrato che i vecchi concetti sui quali era basata l’alimentazione dei cheloni erano talvolta completamente errati (come la reputazione di onnivore alle T. mediterranee); le conseguenze sono state disastrose per la salute di questi delicati animali.

Una cosa fondamentale da tenere in considerazione, è che generalmente le tartarughe in cattività ricevono apporti nutrizionali nettamente superiori rispetto a quelli che ricevono in natura. Perciò è sicuramente meglio scarseggiare che eccedere, infatti se si somministra una dieta troppo ricca di grassi, proteine ma anche vitamine, ecc. si rischia di alterare il normale funzionamento metabolico dell’animale, che invece è stato “progettato” per ricevere una quantità limitata dei suddetti elementi nutritivi.

Il cibo viene trovato ed identificato con il dominante senso della vista, e le testuggini sono attratte soprattutto dai fiori e dai frutti rossi, arancioni e gialli. E’ probabile che anche l’olfatto e l’udito svolgano un ruolo importante nell’alimentazione; secondo Bringsøe (1986) Testudo hermanni boettgeri sarebbe in grado di scavare nel terreno alla ricerca dei profumati tartufi del genere Arcangeliella.

Classificazione tassonomica ed evoluzione

L’ordine dei cheloni appartiene alla sottoclasse anapsida della classe dei rettili, ubicata in subphylum vertebrati, phylum cordati, superclasse gnatostomi, del gruppo degli animali celomati deuterostomi. I cheloni, infatti, presentano marcati caratteri distintivi che li disgiungono dal resto dei rettili, quali: capo largo e breve, presenza di corazza a scudi cornei e assenza di depressioni e forami nelle regioni temporali del cranio.

Il loro più visibile elemento di distinzione, la corazza, è una struttura che con molte probabilità ha determinato l’enorme successo evolutivo dei cheloni (in concomitanza con altri importanti fattori di adattamento ed evoluzione). Tale struttura, dai ritrovamenti fossili che testimoniano le linee dello sviluppo evolutivo, è presente da almeno 220 milioni di anni (periodo Triassico) nell’ancestrale ordine dei cheloni ed ha subito minime variazioni e modifiche nel corso delle ere ad ulteriore testimonianza dell’utilità evolutiva di tale complesso.

Ritrovamenti fossili di Testudo hermanni o altre specie comunque ascrivibili al gruppo, sono stati rinvenuti in siti europei datati da 1,8 milioni di anni fa (periodo di transizione tra il Pliocene e il Pleistocene) fino al Neolitico, con un picco negativo nei rinvenimenti nel periodo compreso tra 25.000 e 10.000 anni fa, dovuto probabilmente al culmine dell’ultima glaciazione (risalente a 18.000-10.000 anni fa).

Al contrario, purtroppo, il loro futuro non appare molto positivo; il numero di specie in pericolo di estinzione è elevato, ed in ogni caso la minaccia è riconducibile all’azione umana, sia per distruzione e scarsa tutela dei loro habitat naturali, sia per attività illecite e immorali che avvengono nei loro confronti (ad es. prelievo dallo stato libero, mercato degli animali da compagnia, detenzione indiscriminata, ecc.).

Le specie viventi appartenenti ai cheloni sono circa 250, organizzate in 70 generi, ma il numero è destinato a variare a causa di continue revisioni tassonomiche e scientifiche.

La Testudo hermanni Gmelin 1789 (testuggine italiana, testuggine comune o testuggine di Hermann) appartiene al più numeroso sottordine dei criptodiri (Cryptodira), che a differenza dei pleurodiri (Pleurodira), effettuano il movimento di ritiro della testa all’interno della corazza mediante flessione verticale (anziché orizzontale come nei pleurodiri) delle vertebre cervicali; tirando il collo all’indietro l’apertura anteriore tra carapace e piastrone viene completamente occlusa dalle zampe, che possono occupare tutto lo spazio laterale. Scendendo nella posizione tassonomica, la troviamo inserita nella superfamiglia Testudinoidea, famiglia testudinidi (Testudinidae), gruppo di specie terrestri con corazza particolarmente robusta e forma molto convessa, ed infine, nel genere Testudo.

Generalità e apparato digerente

Le Testudo hermanni, ovviamente, rientrano nel gruppo delle tartarughe terrestri che conducono un regime alimentare strettamente vegetariano.

L’apparato digerente di una Testudo hermanni, sotto certi aspetti, è riconducibile a quello dei mammiferi: lo stomaco produce grandi quantità di enzimi digestivi (che si attivano con temperature di circa 30°C), il pancreas e il fegato producono enzimi e sali biliari; la digestione è tuttavia maggiormente complessa a livello intestinale (l’intestino è molto sviluppato come in tutte le specie erbivore). La flora intestinale che si trova nell’appendice e nell’intestino crasso è la responsabile dei processi fermentativi che favoriscono l’assimilazione delle sostanze nutritive ingerite con l’alimento.

Il cibo naturalmente reperibile è totalmente privo di frazioni lipidiche, minime frazioni proteiche (esclusivamente di natura vegetale), minime o assenti frazioni glucidiche dei carboidrati di riserva ma abbondanti frazioni glucidiche dei carboidrati strutturali (elevato tenore in fibra grezza).

Patologie alimentari

Le patologie alimentari possono essere distinti in:

- patologie da deficienza;

- patologie da eccesso;

- patologie da scorretta composizione dell’alimento.

Le varie patologie alimentari e le loro interazioni verranno analizzate in seguito nelle sezioni relative alle composizioni alimentari.

Tuttavia in questa sede può essere analizzata una forma patologica correlabile, oltre alla qualità intrinseca degli alimenti, anche alla loro quantità. Tale patologia, oltremodo, è data da numerose concause e non può essere attribuita alle singole fazioni alimentari.

Quando il cibo si presenta insufficiente o di scarsa qualità (errata gestione alimentare) o per altre conseguente non riconducibili direttamente all’alimentazione (parametri ambientali inadeguati, letargo mal gestito, ecc.), si incorre nella denutrizione o cachessia. Il decorso porta dapprima al consumo dei depositi adiposi e poi dei tessuti muscolari e viscerali, con vari problemi a seconda dei vari organi e processi fisiologici coinvolti. La perdita di tessuto muscolare è ben evidente dal cuore, fegato e intestino; negli altri organi è meno evidente ma determina squilibri funzionali che mettono in pericola la vita dell’animale. I sintomi sono infossamento degli occhi e significative riduzioni di peso. Le carenze di vitamine ed elementi necessari agiscono in concomitanza determinando tutti gli effetti negativi delle singole carenze.

Composizione alimentare – frazione proteica e fattori di interferenza

Un’alimentazione iperproteica (o anche solo proteica) comporta un decadimento nella qualità della vita delle Testudo hermanni con enormi sofferenze dell’animale (anche se non direttamente evidenti per l’allevatore inesperto) e, se protratta a lungo, può risultare irreversibile e mortale (morte che sopraggiungerà anche dopo lunghissimi periodi di somministrazione).

Occorre distinguere l’eccesso di proteine animali dall’eccesso di proteine vegetali anche se le conseguenze sono le stesse e riconducibili alle medesime cause. Anzitutto è opportuno indicare che in un alimento animale, maggiore è la quota proteica, minore è di solito il contenuto in calcio. Elevati livelli di proteine, che causano sforzi enormi per la loro metabolizzazione, sono del tutto inefficaci e dannosi in un organismo che può assimilare tali nutrienti in quantità assolutamente minime. Le conseguenze sono rappresentate da squilibri enzimatici e alterazione dei valori ematici ma soprattutto da danni ai reni per lo smaltimento di sostanze derivate dal metabolismo delle proteine; tali danni si manifestano con cadenza temporale anche molto posticipata e il risultato è la morte per insufficienza renale cronica (IRC) dovuta alla gotta. Prima che sopraggiunga il collasso si può assistere all’insorgenza di vari stati patologici (malattie metaboliche) correlabili proprio a inappropriate diete proteiche, quali:

  • possibilità di comparsa di tumori all’apparato digerente;
  • vari effetti negativi quali forti ingrassamenti, inappetenze e anche sintomi di carenze nutrizionali;
  • gotta viscerale e articolare;
  • tumefazione degli arti, derivante dalla gotta;
  • iperparatiroidismo secondario nutrizionale (IPTSN), osteodistrofia fibrosa o malattia ossea metabolica (MOM), che porta a deformazioni (per esempio “piramidalizzazione” degli scuti o anormale sviluppo del carapace), tanto più compromettenti (e spesso irreversibili) quanto maggiore e la quantità di proteine assunte, o rammollimenti e perdita di rigidità della struttura ossea;
  • varie patologie gastro-enteriche quali costipazione o stipsi e diarree, sia dovute alla MOM che a ipertrofie renali.

L’eccesso di proteine vegetali causano sostanzialmente gli stessi problemi ma in questo caso alcuni vegetali proteici contengono frazioni meno utilizzabili dall’organismo che riducono quindi le probabilità del manifestarsi di tali stati patologici (lo stesso non si può dire per nessun alimento di origine animale).

Va riportato che negli esemplari giovani può essere aumentata la quota proteica; a tal scopo può assumere particolare importanza il trifoglio.

I più importanti fattori che alterano la normale utilizzazione e digestione delle proteine sono gli inibitori delle proteasi, tannini e lectine (per la loro presenza o meno negli alimenti si rimanda a “dieta ottimale - alimenti somministrabili”).

I principali enzimi che si trovano nell’intestino sono tripsina e chimotripsina; questi sono specializzati nella degradazione e scomposizione delle proteine e dei polipeptidi in composti più semplici. La loro attività viene ostacolata dagli inibitori delle proteasi che causano carenze di aminoacidi essenziali quali la metionina e la lisina (riduzioni della digestione), diminuzione della crescita e ingrossamento del pancreas. Sono termolabili al 95% da trattamenti al vapore a 100°C.

I tannini sono fenoli aromatici che hanno la proprietà di legarsi a proteine, carboidrati e altri vari polimeri, formando composti indigeribili e, legandosi a enzimi digestivi, limitano notevolmente l’assorbimento intestinale di tutti i nutrienti. Presentano in quantità elevate attività cancerogena, sono termostabili ma possono essere abbattuti mediante estrusione.

Le lectine (emoglutinine) provocano disfunzioni nell’assorbimento qualora si combinino con i carboidrati delle membrane cellulari (a livello della mucosa gastrica e intestinale), o agglutinazione delle emazia qualora si leghino a cellule del sangue. Le lectine sono termolabili.

Composizione alimentare – frazione lipidica

Anche alimenti lipidici possono causare il decesso per intossicazione degli esemplari in sovrappeso, in caso di scarso metabolismo dei grassi, per esempio se lo svernamento non avviene in modo corretto. In altri casi gli accumuli di grasso, che si immagazzinano inizialmente nel fegato, poi anche sotto il peritoneo, tra i muscoli e sottopelle (siti intracelomatici, parenchimatosi e sottocutanei), non compromettono la sopravvivenza. In generale però, l’eccesso di assunzione di alimenti calorici può portare ad una crescita eccessivamente rapida negli individui giovani (con tutte le conseguenze negative relative) ed obesità negli adulti. Gli stati patologici (malattie metaboliche) correlabili a inappropriate diete lipidiche sono:

  • steatite, con alterazioni degli accumuli di grasso nei tessuti;
  • vari effetti e sintomi quali obesità e presenza di masse grasse palpabili nella fossa inguinale ed ascellare;
  • itteri derivanti da danni a carico delle cellule del fegato;
  • epatite derivante da accumuli di grasso nel fegato;
  • iperparatiroidismo secondario nutrizionale (IPTSN), osteodistrofia fibrosa o malattia ossea metabolica (MOM) per la formazione di composti (derivati da un eccesso di grassi) che rendono indisponibile il calcio.

Composizione alimentare – frazione glucidica

I carboidrati non strutturali sono costituenti degli alimenti che vanno evitati nella dieta; infatti, in natura, la frutta costituisce una minima parte dell’alimentazione di Testudo hermanni, per non parlare di alimenti derivati dalla trasformazione dei cereali (come riso e sfarinati in generale) che vanno assolutamente scartati. La frutta in particolare, ma in generale il cibo morbido e soffice, può causare lo sviluppo del cosiddetto “becco di pappagallo”, ovvero il prolungamento abnorme verso il basso della ranfoteca. Come per gli alimenti proteici, la grande energia corrisposta agli animali si manifesta con un rapido accrescimento a cui non fa seguito uno sviluppo normale della corazza (dovuto a carenze di calcio). Tali glucidi danno luogo a fermentazioni nei tratti intestinali che provocano un’alterazione del pH e la produzione di sostanze metaboliche atipiche (alcoli e gas) con ripercussioni sulla flora intestinale, alterazioni digestive e infestazioni parassitarie. La flora batterica metabolica benigna viene presto sostituita da una nuova popolazione tanto inutile quanto pericolosa (per es. Escherichia coli e/o Salmonella sp.). Si assiste inoltre a squilibri enzimatici e alterazione dei valori ematici. Il processo digestivo si conclude prematuramente (anche in meno di ventiquattro ore) quando normalmente richiede tempi molto lunghi; le conseguenze patologiche principali a cui si può andare incontro con questa situazione sono:

  • gastroenteriti o diarrea che le Testudo provano istintivamente a contrastare ingerendo terriccio, sabbia o altri substrati, cosa che provoca gravi casi di costipazione (stipsi) e/o ostruzione intestinale;
  • parassitosi interne (amebiasi e/o verminasi) causate da protozoi flagellati e nematodi (o vermi tondi), che aumentano in modo abnorme in condizioni di stress e debilitazioni e che non possono essere espulsi dall’animale in presenza di patologie gastro-enteriche.

L’assunzione regolare di cibi contenenti carboidrati strutturali (fibra grezza) è invece indispensabile; le fibre stimolano la motilità intestinale e mantengono in equilibrio la flora intestinale. Pertanto tali costituenti, abbondanti nella dieta naturale di Testudo hermanni, sono indispensabili per la prevenzione delle patologie sopra descritte; si ritiene che un corretto tenore in fibra si aggiri intorno all’8%. Tuttavia gli eccessi non sono positivi poiché le fibre presentano forte potere assorbente non consentendo un normale utilizzo delle vitamine e dei microelementi, nonché dei macroelementi dato che la digestione è resa breve dalla forte azione stimolante l’evacuazione intestinale.

Composizione alimentare – oligoelementi, sali minerali e fattori di interferenza

Il calcio è l’elemento fondamentale e insostituibile per una regolare crescita e la sua carenza è la prerogativa o l’aggravante di numerosi stati patologici. Sull’assorbimento del calcio influisce la presenza del fosforo, pertanto occorre che tali elementi siano correttamente calibrati negli alimenti; il rapporto calcio/fosforo deve essere nettamente a favore del calcio. Alcuni autori ritengono sufficiente un rapporto Ca/P pari a 2-2,5:1 tuttavia può essere adeguato alzare la quantità di calcio di 4-6 volte per ogni parte di fosforo (rapporto Ca/P pari a 4-6:1). Gravi conseguenze possono derivare da rapporti invertiti (maggiori quantità di fosforo) oppure anche da grandi quantità di calcio con altrettanti quantitativi di fosforo. Le principali patologie imputabili a carenze o insufficiente assorbimento a livello intestinale di calcio (spesso accompagnate in maniera sinergica da scarsa sintesi di vitamina D) sono:

  • iperparatiroidismo secondario nutrizionale (IPTSN), osteodistrofia fibrosa o malattia ossea metabolica (MOM) o rammollimenti e perdita di rigidità della struttura ossea. A tale stato corrispondono inoltre vari segni clinici quali osteopatia negli animali in accrescimento (demineralizzazione delle ossa che porta a fratture, paresi o paralisi, deformità scheletriche, riluttanza al movimento, ecc.), osteomalacia e ipocalcemia negli esemplari giovani (bassi livelli del Ca nel sangue che porta a tremori muscolari, paralisi flaccida, ecc.);
  • varie patologie gastro-enteriche dovute alla MOM.

Lievi eccessi di calcio somministrato con l’alimentazione sono espulsi abbastanza agevolmente dall’organismo.

Il selenio è un indispensabile fattore sinergico delle vitamine E e C; la sua presenza è necessaria ma spesso insufficiente. L’esigenza è quantificabile in 0,1 ppm (0,1 mg/kg) e una dieta bilanciata e varia apporta circa 0,3-0,5 mg/kg che corrisponde peraltro al limite di quantità di tale elemento.

Lo zinco, assieme ad adeguate dosi di vitamina E, è essenziale per il metabolismo della vitamina A (retinolo).

Lo iodio è contenuto in alti livelli negli ormoni tiroidei tetra-iodo-tironina (o tiroxina - T4) e tri-iodo-tironina (T3) che incrementano il metabolismo cellulare di carboidrati e proteine. Una sua carenza può dare origine a patologie conseguenti all'ipotiroidismo, come il gozzo; la carenza è il risultato di scarsa presenza nella dieta o di assunzione di sostanze gozzigene contenute nei vegetali goitrogenici. I sintomi da deficienza di iodio includono letargia, debolezza, gozzo e edema.

Altri elementi essenziali sono rappresentati da cromo, molibdeno, cobalto, ferro e manganese che solitamente sono facilmente reperibili in molti alimenti e la loro carenza è verificabile solo in casi estremi di malnutrizione.

Inoltre la deficienza di alcuni elementi può essere provocata dall’abbondanza di altri, dato che l’organismo tende naturalmente ad un preciso equilibrio di elementi e minerali.

Il cloruro di sodio (NaCl) determina ritenzione idrica per collasso da eccesso salino del sistema renale.

I più importanti fattori che alterano la normale utilizzazione degli elementi e dei minerali sono vari composti quali fitati, ossalati e glucosidi (per la loro presenza o meno negli alimenti si rimanda a “dieta ottimale – alimenti somministrabili”).

L’assunzione di acido fitico (contenuto in molte piante) comporta la formazione di composti insolubili detti fitati per legame chimico con anioni quali calcio, manganese, zinco e rame; ciò comporta un minore assorbimento dei corrispondenti elementi. Solo il 10% dell’acido fitico viene perso con il trattamento a caldo. Per ridurre il contenuto di acido fitico si utilizzano fitasi o microrganismi con attività fitasica oppure l’immersione in acqua a determinati pH e temperature per stimolare l’attività delle fitasi endogene.

L’assunzione di acido ossalico (contenuto in alcune piante) comporta la formazione di ossalati per legame con il calcio; l’ossalato di calcio è un composto inassorbibile e quindi tale elemento diviene inutilizzabile dalle tartarughe. Molte piante contengono direttamente ossalati, prodotti tossici di scarto, ma raramente pericolosi perché insolubili e quindi scarsamente assorbiti. Gli ossalati vengono dissolti solo in parte in acqua durante la cottura.

I glucosidi sono composti chimici vegetali complessi divisi in glucosidi cianogenetici, glucosinolati e saponine. I glucosidi cianogenetici diventano tossici dopo idrolisi liberando acido cianidrico (HCN), i glucosinolati deprimono la sintesi e la secrezione dell’ormone tiroideo, le saponine esercitano una forte azione tossica sugli animali a sangue freddo, possedendo attività emolitica sulle emazie e provocando alterazioni delle pareti cellulari. I glucosidi, con eccezione per le saponine, sono neutralizzati con trattamento termico.

Composizione alimentare – oligoelementi organici (vitamine) e fattori di interferenza

Le vitamine sono principi di natura organica che insieme alle sostanze oligodinamiche (enzimi, ormoni) svolgono funzione di elementi catalizzatori o potenziatori e regolano tutti i processi fisiologici dell’animale; le vitamine devono essere assunte dall’animale attraverso gli alimenti o sintetizzate dall’organismo a partire da precursori. Carenze gravi o lievi (avitaminosi o ipovitaminosi), eccessi (ipervitaminosi) e disequilibri vitaminici (disvitaminosi) come mancanza di sinergismo, possono causare diversi effetti e vari stati patologici analizzati in seguito per le singole vitamine.

Il retinolo, o vitamina A, (vitamina liposolubile) viene sintetizzato rapidamente a partire dalla provitamina, disponibile come caroteni negli alimenti. Vitamina della crescenza (stimola l’accrescimento corporeo tramite trofismo delle mucose e dei connettivi), epitelio-protettrice, antinfettiva, antitossica, antixeroftalmica (coinvolta nella sintesi della rodopsina, pigmento visivo) e della fertilità (ne stimola l’aumento). La somministrazione di tale vitamina richiede diagnosi di effettiva carenza sviluppabili solo da veterinari competenti; le integrazioni di vitamina A variano da 200 a 300 UI/kg oppure da 2000 a 10000 UI/kg nella dieta. Nelle Testudo tenute libere all’aperto e alimentate con erbe e verdure fresche l’ipovitaminosi A è molto rara (ampiamente diffusi i suoi precursori nei vegetali) ma quando presente porta le seguenti conseguenze: arresto della crescita, patologie oculari (panoftalmite con infiammazioni diffuse, metaplasia dell'epitelio congiuntivale o palpebre gonfie che portano comunque alla chiusura dell’occhio, cataratta alla retina e cornea, infiammazione della ghiandola di Harder), edema, danni pancreatici e renali (steatosi epatica), insorgenza di otiti, patologie respiratorie date dall’alterazione dell’epitelio polmonare, distocia (ritenzione delle uova) ed eritematosi con defoliazione dello strato superficiale della pelle (con alterazione e possibili attacchi batterici) e depigmentazione. L’ipovitaminosi A può essere un fattore predisponente per alcune forme di rinite.

L'ipervitaminosi A e più frequente rispetto all'ipovitaminosi ed è causata da sovradosaggio della forma attiva in corso di terapia per la deficienza, o per somministrazione di alimenti contenenti eccessive quantità di vitamina A.

L’ipervitaminosi A, dovuta per esempio a dosaggi superiori a 10000 UI/kg nella dieta, porta intossicazioni con gravi lesioni cutanee, secchezza e necrosi della pelle (così come iniezioni sconsiderate). Altri sintomi sono riconducibili e sovrapponibili all’ipovitaminosi A con la comparsa anche di anoressia e depressione.

I precusori della vitamina A non possono essere sovradosati, perché al limite non vengono convertiti; quindi sono consigliati vitaminici che contengono beta carotene piuttosto che la forma attiva.

Del gruppo delle vitamine B espleta un’importante azione biologica la tiamina o aneurina o vitamina B1 (vitamina idrosolubile). Questa ricopre un ruolo importante nel metabolismo intermedio dei carboidrati, sull’attività cardiaca e muscolare e sul sistema nervoso. La deficienza può verificarsi per errori gestionali o per patologie concomitanti ed è causa di turbe a carico dell’apparato digerente con inappetenza e arresto della crescita, di disturbi nervosi (convulsioni, ipereccitabilità), di atrofia muscolare e paralisi o paresi di uno o più arti, nonché difficoltà nella deambulazione. Sotto supervisione veterinaria la vitamina B1 viene somministrata per via parentale od oralmente con un dosaggio di 25 mg/kg di peso corporeo, tuttavia, come per la A, un’alimentazione varia e libera rende minimo il rischio ipovitaminosi B1.

I calciferoli, o vitamine D, (vitamine liposolubili) sono sostanze derivate da steroli. L’ergocalciferolo (vitamina D2) si forma in erbe affienate (per es. trifoglio) in giornate di forte insolazione (da 500 a 1000 U.I. di vit. D2) per irradiazione ultravioletta dell’ergosterolo. Vitamina antirachitica la cui carenza provoca crescita stentata e rachitismo nei neonati. Il colecalciferolo (vitamina D3) svolge ruolo indispensabile in quanto calciofissatore; si presenta come provitamina che viene sintetizzata in vitamina nei tessuti per irradiazione ultravioletta (raggi UVB) proprio del suo precursore. Il colecalciferolo è responsabile del metabolismo e dell’equilibrio Ca-P, favorisce pertanto la fissazione del calcio nel tessuto osseo determinando una corretta crescita ossea. La carenza di vit. D3 può essere dovuta a insufficiente presenza di provitamina nell’alimento o a inadeguata esposizione alle radiazioni UVB. Manifestazioni tipici di carenza sono la MOM (malattia ossea metabolica), che peraltro può essere dovuta anche a eccesso di vit. D3, alterazioni della corazza (rammollimento, malformazioni, difetti di calcificazioni, asimmetria degli scuti). Oltre a ciò la carenza di calciferoli porta a osteomalacia, deformazioni della colonna vertebrale, della mascella e della mandibola (malformazioni della bocca o della ranfoteca come il prognatismo mandibolare). Sotto controllo veterinario l’ipovitaminosi D può essere curata con 2-3 iniezioni di vit. D intervallate di una settimana somministrando per via sottocutanea 80-100 UI/kg.

Come tutte le vitamine liposolubili, un eccesso di vitamina D può avere effetti tossici che si manifestano con la calcificazione metastasica di vari tessuti e tossicità a livello epatico e renale e quindi all’insorgenza della gotta e della MOM (malattia ossea metabolica).

I tocoferoli, o vitamine E, (vitamine liposolubili) sono molto diffusi nel mondo vegetale, trovandosi nelle parti verdi di tutti i vegetali. Adeguate dosi di vit. E e di zinco sono essenziali per il metabolismo del retinolo e in sinergia con quest’ultimo preserva gli epiteli, favorisce la produzione dei globuli rossi e esplica importanti funzioni nei riguardi della sfera riproduttiva del maschio e della femmina (favorisce la produzione di gameti e esalta la fertilità). In sinergia con la vit. C ed il selenio difende l’organismo da possibili fenomeni di autossidazione degli acidi grassi insaturi e della vit. A. Partecipa inoltre a sintesi e processi metabolici, è dotata di proprietà tensioattive e svolge un’azione disintossicante (aumentando la tolleranza dell’organismo alle sostanze tossiche). Una carenza primaria di vit. E da mancato apporto alimentare, si riscontra difficilmente negli animali data la grande diffusione che questa vitamina ha in natura; tuttavia questa provoca riduzione della sopravvivenza, crescita stentata, statosi epatica, idropisie varie (ascessi, noduli, cisti), anemia, atrofia delle gonadi, distrofia muscolare, depigmentazione della pelle e ossidazione dei lipidi. Sotto controllo veterinario il dosaggio di vit. E può corrispondere a quello dei mammiferi: 1 mg/kg di peso vivo o più in presenza di alto tenore dei grassi e di un basso contenuto di selenio.

Di minore importanza per le Testudo sono la vitamina K (vitamina della coagulazione e antiemorragica), abbondantemente presente nelle parti verdi dei vegetali, e la vitamina C (vitamina antinfettiva), presente anch’essa in quantità discreta nelle parti verdi delle piante. Carenze da vitamina C possono portare a stomatiti e generiche suscettibilità alle infezioni batteriche. Interessanti sono le correlazioni sinergiche fra la vit. C e le altre vitamine.

Le principali sostanze (tutte termolabili) che distruggono specifiche vitamine, causandone carenza, sono: l’antivitamina D, l’antivitamina E e l’antivitamina K (per la loro presenza o meno negli alimenti si rimanda a “dieta ottimale – alimenti somministrabili”).

Composizione alimentare – altri fattori di interferenza

Sono fattori con attività varia: micotossine, mimosine, cianogeni (o glucosidi cianogenetici), nitrati, alcaloidi, agenti fotosensibilizzanti, fitoestrogeni e saponine (per la loro presenza o meno negli alimenti si rimanda a “dieta ottimale - alimenti somministrabili”).

Le micotossine sono molecole velenose prodotte dai funghi che possono colpire il fegato (aflatossine).

I cianogeni (o glucosidi cianogenetici) sono prodotti come metabolici secondari da diverse specie vegetali e possono causare intossicazioni acute e letali. Intossicazioni croniche causano riduzione della crescita e sintomi neurologici secondari a danni tissutali a carico del sistema nervoso centrale; sono inoltre convertiti nell'organismo in tiocianati che possono interferire con l'utilizzo di iodio da parte della tiroide e aumentare il rischio di gozzo.

I nitrati sono contenuti a livelli dannosi solo nella verdura fertilizzata con composti azotati in alti dosaggi. I nitrati provocano intossicazione ed alterazione a carico del sangue (metaemoglobinemia) e possono essere ridotti mediante cottura in acqua dell’alimento (riduzione del contenuto per parziale passaggio nell’acqua).

Gli alcaloidi sono contenuti principalmente nelle piante dicotiledoni; se ne annoverano tantissimi, tuttavia si tratta di sostanze idrosolubili, neutralizzabili previa cottura in acqua. Tra questi l’alcaloide più noto è la solanina, contenuta in molte solanacee; questo fattore inibisce la colinesterasi, un enzima che scinde gli esteri della colina.

Gli agenti fotosensibilizzanti sono sostanze sensibili all’esposizione alla luce che possono incorrere in fenomeni ossidativi.

I fitoestrogeni sono sostanze vegetali in grado di interferire con le funzioni riproduttive, fattori che bloccano l'assorbimento di minerali e vitamine e che causano malattie neurologiche e tumorali, problemi di ipotiroidismo.

Le saponine sono glucosidi che esercitano una forte azione tossica sugli animali a sangue freddo, possedendo attività emolitica sulle emazie e provocando alterazioni delle pareti cellulari. Non vengono neutralizzate con trattamento termico.

Composizione alimentare – acqua

E’ indispensabile che l’acqua pervenga agli animali in sufficiente quantità sia attraverso gli alimenti (piante fresche e ricche di acqua) che attraverso l’abbeverata, anche se non tutti i rappresentanti della specie bevono con regolarità. Le tartarughe devono immergendo le narici in acqua poiché queste sono in diretto contatto tramite le coane al cavo orale. Durante gli acquazzoni, le testuggini possono essere spesso viste mentre sollevano la parte posteriore del corpo, e premono il muso a terra per bere dalla piccola depressione così ottenuta.

L’acqua dovrà essere fornita in un recipiente basso (per evitare pericoli di annegamento soprattutto per i piccoli), facilmente raggiungibile con la testa e possibilmente situato sempre nel solito posto. Spesso le Testudo sono attratte dall’acqua fresca che le invoglia a immergersi parzialmente per reidratarsi o per diminuire la temperatura corporea; tale atteggiamento dovrà essere assecondato fornendo vaschette che presentino il pelo dell’acqua a livello del terreno. Spesso contemporaneo all’atto del bere sopraggiunge lo stimolo a urinare e defecare, di conseguenza l’acqua dovrà essere cambiata ogni qual volta lo si renderà necessario. Carenze di acqua causano gravi problemi di disidratazione, costipazioni (o stipsi), patologie renali, calcoli e gotta (la disidratazione causa un aumento della concentrazione ematica di acido urico).

Dieta ottimale – integratori e alimenti commerciali

Il modo migliore per assicurare equilibrati apporti di minerali è permettere a tutti gli esemplari di beneficiare di un congruo spazio dove prosperino numerose essenze vegatali (autoctone dei territori in cui si trovano Testudo hermanni in natura) e in cui poter praticare una sana attività di pascolamento. In questo modo l’alimentazione sarà più varia possibile e conterrà, probabilmente, tutto ciò di cui necessitano tali animali; se questo non è possibile per carenza di spazio dovremo fornire degli integratori. Ad oggi non esistono studi circa le dosi ideali di minerali e vitamine somministrabili a Testudo hermanni e gli integratori commerciali contengono spesso calcio e fosforo in rapporto 2:1 al massimo.

Il modo più semplice per fornire validi apporti di calcio è utilizzare integratori a base di carbonato di calcio o carbonato di calcio tal quale, sottoforma di ossi di seppia (lamina di composizione calcarea) o gusci d’uovo ridotti in polvere (precedentemente bolliti per evitare il rischio di Salmonella); una volta polverizzati (alcuni lasciano a disposizione ossi di seppia interi) questi possono essere distribuiti, più o meno regolarmente, direttamente sul cibo fresco, avendo l’accortezza di lasciare anche cibo incontaminato per permettere alle testuggini di scegliere se e in quali quantità assumere tali integratori.

Secondo alcuni autori le integrazioni minerali sono sufficienti 1-2 volte la settimana, ma la somministrazione può essere aumentata fino a divenire giornaliera negli esemplari giovani e nelle femmine in gravidanza.

Lievi eccessi di calcio vengono espulsi dall’animale; tuttavia eccessi prolungati provocano calcoli renali e altre patologie simili a quelle tipiche della carenza.

Carenze di calcio provocano gli effetti descritti in “composizione alimentare – oligoelementi, sali minerali e fattori di interferenza” e vengono trattate con terapie mirate via orale di soluzioni di calcio (23 mg/ml) nella dose di 1ml/kg due volte al giorno fino al regredire dei sintomi. Carenze gravi e prolungate nel tempo verranno trattate dal veterinario con iniezioni sottocutanee o intramuscolari di calcio gluconato (solitamente 0,5 mg/kg due volte al giorno) o, addirittura, in particolari casi via endovenosa. A tali somministrazioni di calcio dovranno essere corrisposte adeguate quantità di vitamina D.

I Gammaridi secchi, contrariamente a quanto pensano molte persone, non hanno effetto come integratore di calcio; l’esoscheletro degli artropodi è infatti formato per il 30-50% da molecole di chitina (polimeri di derivati degli zuccheri legati a proteine in modo da formare i cosiddetti proteoglicani), che rende tali crostacei inadatti alla dieta di Testudo hermanni anche come integratori minerali.

Gli alimenti e gli integratori commerciali possono essere utilizzati con la premessa che questi devono rappresentare solo una piccola parte dell’alimentazione complessiva (massimo fino al 20%), soprattutto per la mancanza di studi sulle effettive validità di tali nutrimenti.

Il principale mangime specifico in commercio per tartarughe terrestri è il Sera Raffy Vital in pellettati secchi che devono essere reidratati prima della somministrazione; tale mangime presenta un contenuto di proteine del 18%, fibra pari all’8% e corretto contenuto di vitamine e sali minerali (rapporto Ca/P pari a 4,25:1) con giusto equilibrio tra i componenti e assenza degli antinutrizionali (abbattuti del 90% con il processo di estrusione).

Un complesso minerale e vitaminico indicato per le Testudo hermanni è il Sera Reptimineral H che presenta appropriati tenori di vitamine e sali minerali quali calcio (Ca: 149018 mg/kg; P: 18473 mg/kg; rapporto Ca/P: ~8:1), ferro, magnesio, manganese, sodio, zinco e selenio.

Per i dosaggi e i periodi di somministrazione di tali prodotti commerciali si rimanda al libretto informativo di accompagnamento.

Dieta ottimale – alimenti somministrabili e digiuni

Purtroppo le Testudo hermanni, come molte altre testuggini, sono animali che si dimostrano estremamente ubiquitarie e approfittatrici nei confronti di qualsiasi alimento, arrivando ad accettare cibi che in natura non sarebbero altrimenti reperibili (ad esempio latte e derivati, che causano lente agonie nelle Testudo). Oltre a ciò, le Testudo hermanni presentano abitudini alimentari facilmente modificabili con conseguenze anche molto gravi sulla salute dell’individuo; queste sviluppano rapidamente preferenze che richiedono molto tempo per essere corrette verso alimenti che non soddisfano i fabbisogni alimentari di tali animali o, peggio, che determinano stati patologici afferibili proprio a squilibri o carenze alimentari o a incompatibilità dell’alimento con il naturale regime dietetico (che rappresentano circa l’80% del totale delle patologie di Testudo hermanni). La dieta ideale per una normale attività fisiologica e per evitare l’insorgenza di tali patologie deve essere quanto più possibile basata su ciò che in natura prelevano dall’ambiente in cui vivono.

La dieta in natura è costituita dal 90-95% di vegetali misti a foglia verde e per il 5-10% da frutta e altri occasionali pasti quali piccoli invertebrati, feci di altri animali (animali coprofagi) e, ancora più sporadicamente, carogne e funghi. In particolare è basata principalmente su foglie (70%), fiori (20-30%), frutti (0-10%), e gambi (0-3%) di specie appartenenti alle famiglie Asteraceae, Fabaceae, Plantaginaceae ed un po’ meno alle Poaceae, Ranuncolaceae, Graminaceae. Ad oggi, sono state identificate come fonte di cibo almeno 132 specie di piante vascolari, appartenenti a 46 diverse famiglie [Cheylan, 2001].

Può assumere importanza l’osservazione di un giorno di digiuno ogni 7-10 giorni (o più a seconda delle condizioni) nei soggetti con buona salute per compensare la dieta estremamente più abbondante in cattività rispetto all’alimentazione naturale.

In cattività i vegetali raccomandati (tendenti all’optimum alimentare) che possono adeguatamente sostituire tutte quelle essenze reperibili in natura (per l’alto tenore in calcio e basso apporto proteico), sono rappresentati da [a lato le caratteristiche di ogni alimento[1]]:

  • Sonchus oleraceus (crespino comune o liscio, cicerbita, cardone);
  • Cichorium intybus (cicoria dei campi) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio e b caroteni];
  • radicchio coltivato (tutte le varietà) – foglie [benefici: presenza di calcio (~30 mg/100g), b caroteni, presenza di carboidrati strutturali – svantaggi: rapporto calcio/fosforo minimo (1:1)];
  • Taraxacum officinale (tarassaco o dente di leone) – foglie e fiori [benefici: elevata presenza di calcio (~187mg/100g), b caroteni, presenza di carboidrati strutturali, rapporto calcio/fosforo bilanciato (2,8:1) – svantaggi: elevato apporto proteico (~2,7g/100g)];
  • cicoria coltivata (in particolare cicoria catalogna) – foglie anche secche [benefici: elevata presenza di calcio (~100mg/100g) e b caroteni, rapporto calcio/fosforo bilanciato (2,1:1)];
  • Cichorium endivia (indivia) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio (~52mg/100g), b caroteni, rapporto calcio/fosforo bilanciato (1,9:1)];
  • insalata scarola (in quantità più moderata se in ciclo di coltivazione in serra breve per aumento del contenuto in fosforo e per il contenuto in nitrati);
  • Opuntia ficus-indica (fico d’India) – foglie (o pale, previa asportazione degli spini) [benefici: elevata presenza di calcio];
  • Sedum sp. (borracina);
  • Kalanchoe sp. (calancola);
  • Portulaca sp. (portulaca) [svantaggi: ricca in acido ossalico];
  • Vitis vinifera ssp. (viti europee) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio, presenza di carboidrati strutturali – svantaggi: forte presenza di tannini];
  • Bellis perennis (margherita) – fiori;
  • Daucus carota (carota) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio];
  • Cucumis melo (melone) – foglie [benefici: presenza di calcio];
  • Citrus limon (limone) – foglie secche;
  • Foeniculum vulgare (finocchio) [benefici: elevata presenza di calcio (~50mg/100g) e b caroteni, rapporto calcio/fosforo minimo (1:1)];
  • Brassica rapa (rapa) – foglie e cime [benefici: presenza di calcio (~30mg/100g) e b caroteni – svantaggi: rapporto calcio/fosforo minimo (1,1:1), elevati apporti proteici (~0,90g/100g) e lipidici];
  • Morus sp. (gelso) – foglie giovani [benefici: elevata presenza di calcio, presenza di carboidrati strutturali – svantaggi: forte presenza di tannini];
  • Betulla sp. (betulla) – foglie giovani [benefici: elevata presenza di calcio, presenza di carboidrati strutturali – svantaggi: forte presenza di tannini];
  • Hibiscus sp. (ibisco) – foglie e fiori;
  • Rosa sp. (rose) – fiori [benefici: elevato quantitativo di vitamina C];
  • Tropaeolum (nasturzio) – fiori;
  • Geranium (geranio) – fiori;
  • Viola (viola) – foglie;
  • Cynara, Carduus, Cirsium sp. (cardi) – coste;
  • Cardamine pratensis (crescione dei prati) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio (~120mg/100g), b caroteni, rapporto calcio/fosforo bilanciato (2:1)];
  • Brassica napus (ravizzone) – foglie;
  • Alchemilla sp. (alchemilla) – foglie;
  • Capsella bursa-pastoris (borsa del pastore) – foglie;
  • Papaver sp. (papavero) – foglie;
  • Eruca sativa (rucola, ruchetta, ruchetta) - foglie;
  • Senecio sp. (senecione) – foglie.

In aggiunta a questi possono essere somministrati in minore quantità e con minor frequenza (una volta ogni 7-14 giorni; fino al 15% degli alimenti totali) i seguenti vegetali e frutta [a lato le caratteristiche di ogni alimento1]:

  • Medicago sativa (erba medica) – [benefici: elevato contenuto in carboidrati strutturali - svantaggi: elevato contenuto proteico, presenza di saponine, fattori antivitamina E e fitoestrogeni];
  • Trifolium sp. (trifoglio) – foglie anche secche [benefici: elevato contenuto in carboidrati strutturali e calcio - svantaggi: elevato contenuto proteico, presenza di saponine (glucosidi) e nitrati, fattori antivitamina E, precursori antivitamina K, fitoestrogeni e ossalati];
  • insalata lattuga o romana se non coltivata in cicli brevi ma con criteri biologici o integrati [benefici: presenza di calcio (~36mg/100g) - svantaggi: rapporto Ca/P sbilanciato (0,8:1)];

  • Spinacia oleracea (spinacio) [benefici: elevata presenza di calcio (~99mg/100g), b caroteni e vitamina B2, rapporto Ca/P bilanciato (2:1) - svantaggi: elevato contenuto in proteine (~2,9g/100g), presenza di ossalati, probabile presenza di nitrati];
  • Beta sp. (bietola, barbabietola) [benefici: elevata presenza di calcio (50-120mg/100g), b caroteni, vitamina B2, rapporto calcio/fosforo bilanciato (1,1-3:1) e presenza di carboidrati strutturali - svantaggi: presenza di ossalati, probabile presenza di nitrati];
  • Raphanus sativus (ravanello) – solo parti verdi;
  • Petroselinum crispum (prezzemolo) [benefici: elevata presenza di calcio (138mg/100g), rapporto calcio/fosforo bilanciato (2,4:1), presenza di carboidrati strutturali e b caroteni – svantaggi: elevato contenuto in proteine (~3g/100g), presenza di ossalati];
  • Apium graveolens (sedano) [benefici: elevata presenza di carboidrati strutturali, presenza di calcio (~40mg/100g) – svantaggi: rapporto calcio/fosforo minimo (1,6:1), presenza di ossalati];

  • Cucumis melo (melone) – frutto [benefici: presenza di calcio e b caroteni - svantaggi: elevato contenuto di carboidrati non strutturali, rapporto Ca/P fortemente sbilanciato];

  • Ficus carica (fico) – frutto [benefici: presenza di calcio - svantaggi: elevato contenuto di carboidrati non strutturali];
  • Opuntia ficus-indica (fico d’india) – frutto [benefici: presenza di calcio - svantaggi: elevato contenuto di carboidrati non strutturali];
  • Rubus sp. (lampone e rovo) – frutti [benefici: presenza di calcio - svantaggi: elevato contenuto in fosforo, rapporto Ca/P fortemente sbilanciato];
  • Citrullus vulgaris (cocomero) – frutto [benefici: presenza di calcio – svantaggi: elevato contenuto di carboidrati non strutturali];
  • Citrus sp. (arancio e mandarino) – frutto [benefici: presenza di calcio, presenza di carboidrati strutturali – svantaggi: elevato contenuto di carboidrati non strutturali];
  • Fragaria sp. (fragola) – frutto [benefici: presenza di calcio – svantaggi: elevato contenuto di carboidrati non strutturali e proteine];
  • Prunus armeniaca (albicocco) – frutto [benefici: presenza di calcio e b caroteni – svantaggi: rapporto Ca/P fortemente sbilanciato, elevato contenuto di carboidrati non strutturali e proteine];
  • Malus communis (melo) – frutto [benefici: presenza di carboidrati strutturali – svantaggi: assenza di calcio, elevato contenuto di carboidrati non strutturali e lipidi, presenza di sostanze tossiche nei semi];
  • Pyrus communis (pero) – frutto [benefici: presenza di carboidrati strutturali - svantaggi: assenza di calcio, elevato contenuto di carboidrati non strutturali];
  • Cornus mas (corniolo) – frutto.

Vegetali e frutti assolutamente sconsigliati (generanti disordini alimentari) sono rappresentati da [a lato le più comuni condizioni sfavorevoli]:

  • insalata lattuga, romana, iceberg, ecc… se coltivate con cicli brevi e/o trattate mediante erbicidi, insetticidi e fungicidi [rischi di residui altissimi, rapporto calcio/fosforo sbilanciato, quasi totale assenza di carboidrati strutturali, vitamine e microelementi];
  • leguminose appartenenti ai generi Phaseolus, Pisum, Vicia, Glicine, ecc… - legumi e semi di fagiolo, pisello, fava, soia [scarsa presenza di calcio (~35mg/100g), rapporto Ca/P fortemente sbilanciato (1:1), presenza di inibitori delle proteasi, tannini, lectine, fitati, ossalati, glucosidi, fattori antivitamina D e E];
  • Brassica oleracea (cavoli, cavoletti di Bruxelles, broccoli, cavolfiori, verza) [rapporto Ca/P sbilanciato o invertito (0,5-2:1), presenza di glucosidi, probabile presenza di nitrati, presenza di sostanze gozzigene, elevati apporti proteici (1,5-3,4g/100g)];
  • Solanum tuberosum (patata) - tubero [elevati apporti proteici (~1,7g/100g), scarsi apporti di calcio (22mg/100g), rapporto calcio/fosforo sbilanciato (0,8:1), presenza dell’alcaloide solanina sotto la buccia del tubero, nelle parti verdi e nei germogli];
  • Solanum lycopersicum (pomodoro) – frutto [quasi totale assenza di calcio (5mg/100g), rapporto Ca/P invertito (0,2;1), minimo contenuto di carboidrati strutturali];
  • Daucus carota (carota) – radice [modesta presenza di calcio, b caroteni, carboidrati strutturali, rapporto Ca/P fortemente sbilanciato (0,6:1)];
  • Raphanus sativus (ravanello) [quasi totale assenza di calcio, rapporto Ca/P fortemente sbilanciato];
  • Cucurbita sp. (zucche) [scarsa presenza di calcio (38-44mg/100g), rapporto Ca/P invertito (0,4-0,5:1)];
  • Allium sp. (cipolle, porri, ecc…) [elevati apporti proteici, quasi totale assenza di calcio, rapporto Ca/P fortemente sbilanciato];
  • Spinacia oleracea var. “Nuova Zelanda” (spinaci Nuova Zelanda) [elevata presenza di ossalati];
  • Solanum melongena (melanzana) [assenza di calcio, presenza di fosforo, presenza di ossalati];
  • Capsicum sp. (peperone) [assenza di calcio (9-11mg/100g), rapporto calcio/fosforo invertito (0,5:1), presenza di ossalati];
  • Cucumis sativus (cetriolo) [assenza di calcio, presenza di fosforo];
  • Asparagus officinalis (asparago di serra, di bosco e di campo) [elevati apporti proteici (3,0-4,6g/100g), scarsa presenza di calcio (~24mg/100g), rapporto Ca/P fortemente sbilanciato o invertito];
  • funghi [elevato contenuto proteico, assenza di calcio, elevati dosi di fosforo e ossalati];
  • Vitis sp. (vite) – frutto [elevata presenza di tannini, elevato contenuto di carboidrati non strutturali e proteine, presenza di fosforo];
  • Vitis sp. gruppo del Canada e Nord America (viti americane e canadesi) – foglie [elevata presenza di ossalati];
  • Ananas sativa (ananas) – frutto [assenza di calcio, presenza di fosforo, elevato contenuto di carboidrati non strutturali];
  • Musa sapientium (banano) – frutto [assenza di calcio (~7mg/100g), presenza di fosforo, elevato contenuto di carboidrati non strutturali e proteine, alto contenuto di potassio];
  • Mangifera indica (mango) – frutto [assenza di calcio, presenza di fosforo, elevato apporto proteico e lipidico];
  • Carica papaya (papaia) – frutto [assenza di calcio, presenza di fosforo, elevato apporto proteico e lipidico];
  • Persea gratissima (avocado) – frutto [assenza di calcio, presenza di fosforo, elevato apporto proteico e lipidico];
  • Diospyros kaki (cachi o kaki) – frutto [assenza di calcio, elevato contenuto di carboidrati non strutturali, proteine e lipidi];
  • Prunus avium e Prunus cerasus (ciliegio e amareno) – frutto [assenza di calcio, presenza di fosforo, elevato apporto proteico e lipidico];
  • Vaccinium sp. (mirtillo) – frutto [assenza di calcio, elevato apporto proteico];
  • Prunus persica (pesco) – frutto [assenza di calcio, elevato apporto proteico].

Bibliografia

- “La testuggine comune – Testudo hermanni” di H. Vetter, Edition Chimaira e Reptilia Ediciones (anno 2006);

- “Il grande libro delle tartarughe acquatiche e terrestri” di Marta Avanzi e Massimo Millefanti, DVE Italia (anno 2003);

- “Il manuale delle tartarughe da giardino e da acquario” di Bianca Alessandrini, Giunti Demetra (anno 2006);

- “Il manuale delle tartarughe e tartarughine terrestri e acquatiche” di Enrique Dauner e Filippo A. Vaini, DVE Italia (anno 2002);

- vari articoli reperiti su internet:

§ tartaclubitalia.it:

“gli antinutrizionali nella dieta delle tartarughe” di Giuseppe Mosconi;

“integrazione alimentare nella tartarughe terrestri” di Giuseppe Mosconi;

“alimentazione delle tartarughe di terra (genere Testudo)” di Fabrizio Benini;

§ tartaportal.it (si ringrazia tutti gli utenti, in particolare i più assidui del forum).

Febbraio 2008 (data ultima modifica)

Fabrizio Fioravanti

Per contatti:

[email protected]

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molto interessante soprattutto per la precisione e il perchè dei cibi da dare e non dare alle nostre tarte!! ne terrò presente! grazie x l'informazione ke avete dato a me e agli altri...=)
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  • 2 weeks later...
non so come ringraziarvi per le info io le ho nel giardino da una vita ma non mi sono mai proccupato piu di tanto ora ho scoperto che la loro alimentazione è completamente sbagliata lattuga e romana sempre e un po di pesche quando troppo mature. grazie
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  • 3 weeks later...

non esageriamo con i complimenti...

ho semplicemente cercato di raccogliere tutto quello che ho trovato su libri e internet (soprattutto su tartaclub) sull'argomento alimentazione per testudo hermanni (ma espandibile +o- a tutte le mediterranee)

effettivamente tempo ne ho speso tanto... ma sicuramente ne vale la pena per questi favolosi animali (non che gli altri siano meno belli)!!!

Fabry

p.s. andrebbero raccolte discussioni sugli errori e sulle mancanze (che saranno sicuramente tante)

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Per una scheda ci siano problemi di copyright, sul libro di Vetter è esplicitamente scritto che è vietata la pubblicazione di ogni parte del testo se non dietro autorizzazione scritta dell'autore.

Qui in pratica si pubblicherebbe un intero paragrafo e uno dei più interessanti, non penso che Vetter e le case editrici ne siano felici.

La parti del Tartaclub ...uhumm la vedo dura ....

Chiedi a Riccardo.

Edited by tartagnan
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Non ci avevo fatto caso e mi è saltato all'occhio rileggendo.... Ma il fico d'india non è fortemente sconsigliato per problemi di stipsi?
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E la rucola non è troppo proteica?

A parte questi appunti, nulla da dire, riconfermo i complimenti per il lavoro.

Ben fatto, non fare il modesto e prenditeli tutti:)

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Una corretta alimentazione si deve basare su una ampia varietà di cibo e su molto fieno.

Per esempio, il tarassaco è il migliore dopo le foglie di vite, ma dare solo tarassaco le impoverirebbe di mille altri elementi nutritivi.

Quindi variare molto e molte fibre.

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ma intendi il frutto o le pale? le pale non credo abbiano particolari contro-indicazioni; il frutto come molti frutti è ricco in carboidrati di riserva (è può avere quell'effetto) ma secondo me è uno dei frutti più indicati per le testudo (ricchissimo in calcio). Ovviamente rimanendo nel 10% di somministrazione massima (1-2 volte al mese)....

cmq aspettiamo informazioni da chi ne conosce vita morte e miracoli!!

secondo me cmq quasi tutta la frutta può avere lievi controindicazioni a livello gastro-intestinale (costipazioni o stipsi per l'appunto); l'importante è somministrare raramente (come sarebbe il loro consumo in natura cioè poco più che sporadico)

 

Fabry

 

p.s. ora non ricordo bene perchè ho iniziato a mettere insieme le cose a settembre ma non mi sembra di avere copiato pari pari Vetter (o comunque forse solo parti omissibili) quanto piuttosto articoli del tartaclub (che però citando fonte e autori non dovrebbero dare problemi)... cmq evitiamo forse è meglio!!!!; tanto, forse, se mi riesce di fare un blog sulle testudo (è un mio sogno) ci metto tutta la robaccia che ho raccolto...

mi riuscisse di farlo...:rolleyes5cz:

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Mi riferivo proprio ai frutti del fico d'india.

Da me ce n'è in abbondanza, come si può immaginare, ma l'anno passato ho notato una tartaruga che aveva difficoltà a defecare; per farla breve, alla fine nella "pupù" c'erano un mare di semini..

Le pale, purtroppo, le mie non le hanno mai considerate ma non dubito facciano bene.

Mentre invece adorano il tarassaco.

Mah, "de gustibus"!

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se la volete mettere in evidenza... ciò mi onora

per il blog... è un sogno ma per ora mi sa che non ho il tempo per provare (ma soprattutto non ho l'adsl!!!!)

Fabry

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ok letto tutto e la trovo ottima (complimenti)

 

fabri direi di mettere in evidenza solo la scheda dell'alimentazione citando i link da dove le hai riprese (e citando anche la fonte ovviamente) questo ci permette di pubblicarla

 

 

ps: per sicurezza chiedi a rik ;)

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Mi riferivo proprio ai frutti del fico d'india.

Da me ce n'è in abbondanza, come si può immaginare, ma l'anno passato ho notato una tartaruga che aveva difficoltà a defecare; per farla breve, alla fine nella "pupù" c'erano un mare di semini..

Le pale, purtroppo, le mie non le hanno mai considerate ma non dubito facciano bene.

Mentre invece adorano il tarassaco.

Mah, "de gustibus"!

 

il fico d'india (pale e frutti) non è per niente sconsigliato, solo che dovresti avere l'accortezza di togliere le spine. le pale invece vanno tagliate a fettine, in qst maniera le tarte le divorano.

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  • 3 weeks later...

Grazie di questo bel articolo.. vi vorrei fare delle domande su alcuni alimenti in lista, ad esempio:

1. le carote è indicato "foglie", quindi è da preferire il solo ciuffo di foglie della carota? la carota stessa non si deve dare?

2. dei fico d'india.. è scritto foglie o pale, scusate l'incompetenza.. ma quali sono? :laugh8kb:

 

 

Grazie!!

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