Dal sito di www.cercocasa.ilcannocchiale.it è stato scritto questo messaggio:




Per superare l'uso del modello animale la LEAL, come aveva fatto già in passato, torna a finanziare nuove borse di studio.
SUSANNA PENCO dichiara: anche io sono stata borsista Leal, alla fine degli Anni ’80, e adesso ringrazio la Leal per aver compiuto una cosa bellissima finanziando una mia giovane allieva, obiettrice di coscienza, per portare avanti questa ricerca per 6 mesi (speriamo rinnovabili).

Sono biologa, obiettrice di coscienza e lavoro in Università. Sono un caso più unico che raro.
Sappiamo bene, infatti, come sia difficile per un obiettore vedere fatti salvi i suoi diritti e applicata una legge che esiste da oltre 20 anni ma che a tutt’oggi rimane disattesa.
Non sono solo ricercatrice, ma donatrice di organi e corpo post-mortem. Essendo malata di sclerosi multipla, mi è preclusa per ovvii motivi precauzionali la donazione a un altro essere umano vivente.
Ma siccome voglio essere utile al mio prossimo – e al tempo stesso tentare di salvare la vita agli animali da laboratorio – parecchi anni fa ho deciso di donare i miei organi e il mio corpo affinchè vengano studiati, convinta che si possa trovare proprio nel corpo di chi era malato (chi lo farà vincerà un meritatissimo
Nobel) la causa di molte malattie irrisolte, dolorose e costose per la sanità.
Dunque, la strada proposta è studiare lo “specie-specifico”: l’uomo per l’uomo, il gatto per il gatto, il cane per il cane, e via dicendo.
È noto che moltissimi addetti ai lavori criticano la sperimentazione sugli animali (da un punto di vista scientifico: eticamente è lecito rifiutarla in toto, senza se e senza ma) per 2 ragioni:
- La sperimentazione utilizza esseri viventi diversi dall’uomo.
Ed è intuitivo che “gli animali non sono testimoni del nostro metabolismo”.
- Le malattie indotte artificialmente (cioè “provocate apposta” negli animali da esperimento) non riproducono le malattie spontanee: quelle “vere”. Dunque, non rappresentano un modello affidabile e predittivo per l’uomo.
In uno dei laboratori del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Genova, dove lavoro, ci stiamo dedicando a un progetto di ricerca che riguarda la possibilità di studiare la capacità “tossica” di una sostanza chimica nei confronti del tessuto nervoso in formazione (embrio e fetotossicità).
Il nostro obiettivo è cercare di prevenire i pericoli per i nascituri derivati dall’assunzione di sostanze chimiche da parte della madre. Proteggere, sostanzialmente, embrioni e feti umani. In pratica, riceviamo tessuto adiposo dalle sale chirurgiche (negli interventi di liposuzione, per quelle donne che desiderano rimodellare il proprio corpo.
Bellissima operazione di “riciclaggio”: il materiale umano di scarto diventa una preziosa fonte di studio e ricerca), da quest’ultimo isoliamo le cellule staminali dette “pre-adipociti” e in laboratorio le traduciamo in future cellule del sistema nervoso.
Una volta ottenute, le utilizziamo per testare su di loro potenziali farmaci con lo scopo di capire se sono anche tossici, e dunque dannosi, per il cervello di embrioni e feti (i futuri bambini!).
Il futuro della ricerca dipende sempre dalle risorse economiche impiegate, che servono sia per acquistare le attrezzature e i reagenti, sia per pagare le “risorse umane”: i giovani ricercatori, cioè, che lavorano e cercano di conquistarsi un’occupazione degna della loro laurea.
In particolare, sono contraria alla ricerca
che impiega animali: non la ritengo etica e tantomeno utile o innovativa.
Purtroppo, la ricerca con metodi alternativi/sostitutivi alla tradizionale e obsoleta sperimentazione sugli animali non riceve finanziamenti adeguati.
Pertanto ringrazio di cuore la Leal per aver compiuto una cosa bellissima finanziando una mia giovane allieva, obiettrice di coscienza, per portare avanti questa ricerca per 6 mesi (speriamo rinnovabili).
Offrire ai giovani ricercatori un supporto economico per lavorare senza sperimentazione animale è un’opera di grandissimo valore, poichè incentiva l’obiezione di coscienza e colma in parte le lacune delle Istituzioni.
A proposito, io stessa sono stata borsista Leal, alla fine degli Anni ’80: quindi il mio grazie è ancora più vivo, poiché poter trattenere in laboratorio i giovani neolaureati non solo è un grande conforto e un’enorme soddisfazione, ma dà una simbolica (e
pratica) continuità all’opera iniziata molto tempo fa dalla Lega Antivivisezionista.

Susanna Penco

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