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Morte di una povera orsa vittima dell'idiozia umana

Chi ha stecchito Daniza fa rabbia perché ha commesso un delitto. Con l'aggravante dell'ipocrisia





Vittorio Feltri -







Noi italiani siamo ingegnosi, è risaputo. Spendiamo soldi per ripopolare boschi e montagne di lupi e orsi, poi, siccome uno di essi fa la bua (ferite superficiali) a uno sprovveduto cercatore di funghi, spero velenosi, diamo la caccia all'animale aggressore - o difensore di se stesso, più probabilmente - e, col pretesto di catturarlo vivo, mediante iniezione a distanza di anestetico, gli tiriamo una «bomba» che lo uccide.





Però, come siamo astuti.
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La vicenda è nota. Ha riempito pagine di giornali ed eccitato gli animalisti, che temevano ciò che in effetti è accaduto, e i tremebondi nemici di Daniza (accusata di minacciare l'uomo e di avere divorato alcune pecore) che ne auspicavano l'immediato abbattimento. Questi ultimi hanno avuto soddisfazione; gli altri, invece, si disperano per la fine che ha fatto la povera bestia. Al loro dolore si aggiunge il nostro.
Cosa volete, cari amici lettori, siamo irrazionali: ghiotti di salame, quando lo affettiamo accontentiamo la gola e non pensiamo che ci accingiamo a divorare un maiale; mangiamo polli e vitelli, pesci e molluschi, senza riflettere sul fatto che erano esseri viventi e non meritavano di venir soppressi, esattamente come l'orsa di cui piangiamo la morte.
Ammettiamo la nostra colpa: siamo incoerenti. Ma chi ha stecchito Daniza suscita rabbia perché ha commesso un delitto con l'aggravante dell'ipocrisia. Gli addetti alla sua cattura avevano assicurato che avrebbero compiuto un'operazione incruenta: addormentiamo la bestia e la trasportiamo in una struttura idonea dove camperà tranquilla, regolarmente alimentata eccetera. Al contrario, l'hanno stesa. Non ci vengano a raccontare che hanno sbagliato la dose di anestetico. Non possiamo credere che fior di professionisti in campo veterinario abbiano commesso un simile errore involontariamente. Per fare perdere momentaneamente i sensi a un'orsa non è necessario iniettarle un ettolitro di liquido soporifero, ne basta poco, altrimenti crepa. Sospettiamo pertanto che in realtà non sia stata una sbadataggine fatale, ma una scelta bugiarda e cinica tesa a eliminare il grosso mammifero riducendo al minimo i margini della polemica. Un conto è ammazzare premeditatamente, un altro è farlo accidentalmente.
Se però fosse vera la versione fornita dagli «aguzzini», e cioè che la dose di anestetico era sballata per incompetenza di chi l'ha preparata, sarebbe anche peggio. Significherebbe che le istituzioni si sono affidate, per un compito specialistico, a dilettanti allo sbaraglio. In casi come questo è necessario procedere con i piedi di piombo; viceversa, abbiamo assistito a un pasticcio imbarazzante. Il cercatore di funghi per un'escoriazione l'ha messa giù dura, neanche fosse stato maciullato da Daniza, la quale intendeva soltanto proteggere i suoi due piccoli, cosa che fanno tutte le femmine di animali con prole.
Poi si è scatenato un dibattito fra sordi: gli animalisti che facevano il tifo per l'orsa viva, da una parte; dall'altra coloro che sparerebbero anche alla suocera se indossasse una pelliccia e avesse sembianze dubbie. Fra i due schieramenti si è trovata - al solito impreparata - l'amministrazione pubblica di cui conosciamo l'inclinazione più spiccata: complicare le faccende semplici. Cosicché, dopo lunghe riunioni, incontri al vertice e alla base, si è deciso un compromesso propedeutico a una scemenza clamorosa: addormentare il bestione e portarlo in cattività. Sennonché non si è calcolato, o non si è voluto calcolare, che un'orsa con cuccioli è molto aggressiva, quindi più difficile da sedare. E quando si è visto che essa era refrattaria al «farmaco», l'hanno «bombardata» riuscendo nell'impresa di ucciderla a forza di aumentare la quantità del farmaco medesimo. Nel momento in cui si sono avvicinati a lei, il suo cuore si era già fermato. Deceduta.
Ma si può essere tanto imbranati? Sì, si può esserlo anche di più. Difatti i geni trentini hanno acchiappato un cucciolo, gli hanno messo addosso non so che, allo scopo di renderlo rintracciabile, e lo hanno liberato. Cosicché il povero piccolo, che viveva in simbiosi con la madre e il fratellino, ora non ha più né l'una né l'altro, fuggito chissà dove. Uno scempio. Un monumento alla crudeltà. Una manifestazione inedita di insensibilità.
A questo punto, due ipotesi. Se i cuccioli sopravviveranno - male - e cresceranno sul territorio senza essere educati dalla mamma, ne combineranno di ogni colore e saranno stecchiti a loro volta dagli intelligentoni trentini, le cui prodezze abbiamo descritto. Se invece soccomberanno prima di cadere in letargo, ciò avverrà in modo atroce. Condannare due orsacchiotti a perire tra orrendi tormenti è un crimine, che conferma una nostra idea: l'uomo fa talmente schifo che amarlo come se stessi è ingiusto, per non dire impossibile.



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