La tartaruga comune (Caretta caretta, Linneo 1758) è la tartaruga marina più comune del Mar Mediterraneo ma la specie è fortemente minacciata e, nelle acque territoriali italiane, ormai è al limite dell’estinzioneALGHERO - La tartaruga marina Caretta caretta è una specie prioritaria per la Conservazione della biodiversità in Mediterraneo ed è inserita nei principali programmi di conservazione su scala nazionale e internazionale riassumibili principalmente in una serie di Convenzioni e direttive, quali: Convenzione di Bonn 1979; Convenzione di Berna 1979; Convenzione di Washington 1973; Convenzione di Barcellona 1995. Le principali minacce di Caretta caretta sono da attribuire a pericoli diretti e indiretti, alcuni più conosciuti di altri, e possono riguardare i singoli individui oppure l’insieme di una popolazione, nel caso ad esempio di un sito di riproduzione. Pur essendo animali adattati alla vita acquatica, vivono due momenti molto delicati della loro esistenza nella terra emersa: la nascita e la deposizione. Negli ultimi anni, le coste risultano sempre più urbanizzate ed in particolare le spiagge vengono sempre più utilizzate per attività ludiche e ricreative con azione di disturbo per i siti di deposizione. Inoltre generalmente le tartarughe, non nidificano su una spiaggia qualunque ma tornano su quella dove sono nate. La conseguenza di ciò è che la presenza di alcune spiagge disponibili non implica automaticamente il verificarsi della deposizione. Da adulte il principale predatore delle tartarughe, a parte alcune specie di squali ed altri grandi predatori, è l’uomo, in particolare con attività legate alla pesca. Ogni anno migliaia di tartarughe marine, nel solo Mediterraneo, restano impigliate nelle reti da pesca. Per una tartaruga rimanere impigliata significa molto spesso la morte. Anche se le tartarughe pescate sono generalmente ributtate in mare, capita spesso che esse siano già morte per annegamento perché la durata della pescata ha superato la capacità dell’animale di mantenere l’apnea. Fra quelle che sono ancora vive quando vengono rigettate in mare, molte possono morire successivamente a causa dell’ingresso di acqua nei polmoni.