1 giugno 2006 - Ordine dei veterinari nel mirino dell'Antitrust. L'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un'istruttoria nei confronti della Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani e dell'Ordine dei medici veterinari della provincia di Torino "per accertare l'esistenza di un'intesa restrittiva della concorrenza".

L'istruttoria, spiega una nota di Piazza Verdi, ha preso il via dalla denuncia di un medico veterinario iscritto all'Ordine della provincia di Torino, oggetto di tre procedimenti disciplinari, conclusi con la sospensione dall'esercizio dell'attivita' professionale per tre mesi nel 1996 e per sei mesi nel 1999 e 2004.

La denunciante e' direttrice sanitaria di un ambulatorio veterinario di un'associazione senza scopo di lucro il cui Statuto prevede, tra l'altro, la possibilita' di aprire ambulatori veterinari, promuovere la vendita a soci di prodotti alimentari e non destinati al consumo e organizzare, con ogni mezzo, qualsiasi iniziativa che possa aiutare i possessori di animali ad accudirli nel miglior modo possibile.

Tra le attivita' pubblicizzate l'opportunite' di usufruire di prestazioni medico-veterinarie pagando soltanto un ticket relativo ai servizi forniti. Al medico era stata contestata dall'Ordine la violazione delle norme contenute nel codice deontologico approvato dal Consiglio Nazionale in materia di inderogabilita' di tariffe minime e di pubblicita' sanitaria.

Secondo l'Autorita' le disposizioni contenute nel codice deontologico dei medici veterinari restringono l'autonomia dei veterinari sia nella fissazione del prezzo delle prestazioni professionali che nell'attivita' pubblicitaria relativa alle prestazioni stesse.

In particolare, le tariffe minime adottate dall'Ordine dei medici veterinari della provincia di Torino, obbligatorie in base al codice deontologico, puntano ad uniformare il livello dei prezzi dei servizi professionali da parte dei veterinari.

Le disposizioni, sottolinea l'Authority, "impediscono dunque agli utenti di beneficiare di prestazioni a prezzi piu' convenienti di quelli fissati, sanzionando gli iscritti che non applicano le tariffe stabilite".

Per l'Autorita' si tratta di condotte che appaiono "lesive della concorrenza" perche' non consentono al professionista di gestire la piu' importante variabile del proprio comportamento concorrenziale, rappresentata appunto dal prezzo. Anche i limiti alla pubblicita', per quanto adottati in applicazione di una legge nazionale, "violano la concorrenza tra professionisti ostacolando il diffondersi di informazioni rilevanti per consentire scelte consapevoli da parte dei fruitori dei servizi". Il procedimento dovra' concludersi entro il 30 aprile 2007.
(AGI)