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Discussione: l'herpes

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http://www.tartaportal.it/showthread.php?t=6232
  1. #1
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    l'herpes

    qualcuno puo' darmi qualche delucidazione su questa malattia che colpisce le tarte ?

    e' trasmissibile da uomo a tarta e viceversa?

  2. #2
    L'avatar di anna emme
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    Re: l'herpes

    no
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  3. #3
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    Re: l'herpes

    grazie , mi sono tolto un peso

    ho mio figlio con la varicella che come saprai e' in definitiva della stessa famiglia dell'herpers; herpes zoster per la precisione.
    saprai anche che una volta guariti dalla varicella il virus non scompare mai definitivamente dal nostro organismo ma rimane latente nella colonna vertebrale e al minimo segno di debolezza che ci coglie puo' risvegliarsi sotto forma del fastidiosissimo herpes.
    quindi quello delle tartarughe e' una cosa a parte

  4. #4
    L'avatar di Riccardo
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    Re: l'herpes

    Wow oldx non sapevo questa cosa sulla varicella... ehehe

    Mangiare carne è digerire le agonie di altri esseri viventi.
    Marguerite Yourcenar
    ღღღ(¯`°♥•…la verità è che al mondo tu servi così…•♥°´¯)ღღღ

  5. #5
    L'avatar di oldx
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    Re: l'herpes

    si , e' cosi .

    anche il noiosissimo (e dololoroso) "fuoco di sant'antonio" e' il virus della varicella che si risveglia in particolari situazioni.

  6. #6
    L'avatar di anna emme
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    Re: l'herpes

    siamo troppo distanti.
    Nessuna malattia e' trasmissibile a meno che non esista una dimostrazione accertata di trasmissibilita'. (qualcuna esiste anche fra animali distanti)
    L'herpes non e' fra quelli ne' dimostrati ne' finora ipotizzati.

    Tanto che.... prima che il test del dna fosse sviluppato, gli studi sull'evoluzione e sulla parentela degli animali venivano fatti anche in base alla capacita' di scambiarsi i vari patogeni e ospiti parassiti quali pulci e pidocchi.

    Esistono casi nei quali un patogeno deve compiere lo sviluppo passando fra animali diversi che a volte sono molto distanti (comunque animali che stanno a stretto contatto fra loro da una eternita'), pero' sono in gran parte noti e comunque non coinvolgono le tarte .
    (es. l'echinococco o la malaria)
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  7. #7
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    Re: l'herpes

    un'altro esempio e' la tenia.
    dal maiale passa all'uomo.

    ma, scusami anna, l'herpes che colpisce le tarte che malattia e'?

  8. #8
    L'avatar di anna emme
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    Re: l'herpes

    Citazione Originariamente Scritto da oldx Visualizza Messaggio
    un'altro esempio e' la tenia.
    dal maiale passa all'uomo.

    ma, scusami anna, l'herpes che colpisce le tarte che malattia e'?
    oddio... se lo chiamano herpes sara' un herpes....

    non cosi' addentro nei particolari
    L'importante e' che non ce li scambiamo reciprocamente...
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  9. #9
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    Re: l'herpes

    anna , anna,anna io volevo notizie su questo:




    E’ seguito, quindi l’intervento del Dr. Francesco Origgi Medico veterinario, ricercatore presso il reparto di virologia umana dell’ospedale S. Raffaele di Milano; Origgi in precedenza ha lavorato alcuni anni in America, dove ha svolto la ricerca oggetto della relazione proposta: “Infezioni da Herpes virus nelle testuggini terrestri”.
    “ Gli Herpes virus sono in grado di infettare molti generi di specie animali, dai mammiferi, ai pesci, dagli uccelli, agli invertebrati. Nei Cheloni la prima segnalazione risale a metà degli anni ’70 con l’isolamento di un Herpes virus in Carretta carretta, successivamente è emerso che le tartarughe del Mediterraneo (genere Testudo) sono i bersagli preferiti da diversi H. virus, con differente specificità a seconda delle varie specie di tartarughe. Non si sa se questa ricorrente presenza è da attribuirsi ad una particolare “attrazione” dell’Herpes virus nei confronti del genere Testudo, o se dipende dal fatto che con molta più probabilità viene portata dal veterinario una tartaruga del genere Testudo, considerato comune animale d’affezione in Europa, piuttosto che ad esempio tartarughe africane indigene che vivono esclusivamente in ambienti selvatici.
    Essendo l’Herpes virus causa della malattia infettiva più pericolosa per le tartarughe, è stata eseguita una inoculazione sperimentale del viris per studiarne le manifestazioni patologiche e cliniche nelle tartarughe del genere Testudo.
    La malattia si presenta nelle tartarughe con i seguenti segni clinici:
    Stomatite (infiammazione generalizzata della bocca); glossite (infiammazione della lingua). Una caratteristica dell’Herpes è la comparsa di placche biancastre difteroidi fibrino
    necrotiche, che si possono sviluppare sulla lingua o all’interno del cavo orale, queste possono raggiungere anche grandi dimensioni.
    Scolo nasale con fuoriuscita di un muco trasparente simile ad acqua, che può con l’aggravarsi della malattia diventare scuro od addirittura denso e purulento.
    Congiuntivite , che può essere mono o bilaterale (può interessare un solo occhio od entrambi ).
    Dispnea (difficoltà respiratoria: estensione del collo, bocca aperta, rumori respiratori, borbottii, tutte le manifestazioni respiratorie che esulano dalla norma), che non deve essere confusa con i normali atti olfattori della tartaruga (estensione del collo con rigonfiamento sgonfiamento della gola che sembra pompare aria).
    Polmonite ed enterite.
    Perdita di peso che può arrivare al 30%,40%, disidratazione, stato cachettico (l’animale fortemente debilitato non si muove più).
    Turbe neurologiche. Gli Herpes hanno un particolare tropismo per il tessuto nervoso centrale (cervello, midollo spinale). Quando la malattia è avanzata compariranno manifestazioni particolari come il mantenimento della testa e del collo in posizione laterale o la deambulazione in circolo; ciò dipende dalla tendenza del vitus a localizzarsi in zone particolari del cervello come i nervi cranici.
    L’aspetto patologico che colpisce di più è la presenza di una placca di dimensioni enormi nella bocca (come per noi avere una mezza mela ancorata in bocca a cui si aggiunge il dolore per l’infiammazione). Il virus si replica all’interno del nucleo cellulare ad una velocità impressionante: miliardi di particelle virali prodotte in poche ore, queste danno origine a corpi inclusi, si addensano all’interno della cellula per poi passare all’esterno e contagiare altre cellule. Le inclusioni sono presenti in tutti gli organi anche nei dotti seminiferi, ciò ha fatto supporre (mancano conferme scientifiche) anche una trasmissione verticale del contagio durante l’accoppiamento.
    La trasmissione della malattia in natura non è certa, si presume che avvenga per via aerea. In cattività le cause di infezione sono gli scambi di esemplari tra allevatori e gli spostamenti di tartarughe da privato a privato.

    Per individuare la presenza del virus nelle tartarughe sono possibili diverse tecniche.
    Il virus può essere colorato tramite tecniche di immuno istochimica, è disponibile il test ELISA che evidenzia la presenza di anticorpi generati dall’organismo come reazione al contagio virale (la tartaruga è siero positiva ha cioè siero convertito: ha incontrato il virus ed ha prodotto anticorpi contro uno specifico patogeno).
    C’è inoltre il test PCR che si basa sul fatto che ogni virus possiede uno specifico codice genetico; replicando all’infinito i codici del virus ricercato è possibile stabilire se il soggetto in esame è venuto a contatto o meno con il virus in questione , anche se possiede un tasso bassissimo di presenza virale.
    Purtroppo esistono tartarughe che benchè infette non sviluppano anticorpi, si tratta di portatori asintomatici, ma critici , veri portatori e serbatoi di virus. Questi ultimi rappresentano il più grave problema per la reintroduzione di tartarughe in ambienti che si desiderano ripopolare. Le reintroduzioni spontanee di tartarughe, ad opera di privati, in ambienti naturali ritenuti idonei, hanno causato danni enormi alle popolazioni di tartarughe indigene poiché sono stati introdotti soggetti che avendo vissuto per molto tempo in ambienti domestici, hanno acquisito una serie di contatti e sviluppato difese immunitarie che gli animali selvatici non conoscono e non possiedono. Per comprendere meglio la gravità di iniziative prese sicuramente in buona fede, ma non dettate da supporti scientifici, basti pensare cosa accadde quando Cristoforo Colombo ed i conquistatori spagnoli sbarcarono in America: la popolazione indigena non aveva mai conosciuto il morbillo, una volta contagiata dai marinai europei, i morti sono stati migliaia poiché il virus non ha incontrato alcuna resistenza in organismi del tutto impreparati a fronteggiare un patogeno completamente sconosciuto.
    Negli studi di infezione sperimentale si voleva conoscere se le manifestazioni cliniche e patologiche sono da attribuire all’ Herpes virus, e stabilire cronologicamente le evoluzioni delle lesioni anatomo patologiche.
    Il primissimo segno è la comparsa di una decolorazione sulla punta della lingua, ciò si presenta nei primi 3 giorni dell’infezione poi scompare, se non lo si nota subito questo segno non riapparirà più. Appaiono, quindi ventralmente nella cavità orale arrossamenti laterali che testimoniano l’attacco virale e la diffusione delle tossine, successivamente iniziano a comparire le placchette biancastre, pari e simmetriche.
    Le placche crescono e provocano disturbi ( l’animale non mangia, non beve, non si muove, tiene gli occhi chiusi, ecc.), ad un certo punto, però, la placca regredisce (ciò accade se l’animale è sano e possiede una buona difesa immunitaria) fino a scomparire del tutto. L’animale è apparentemente sano, ma possiede ancora il virus che è semplicemente in latenza, nascosto in attesa che la tartaruga, per un qualsiasi motivo, diminuisca le proprie difese immunitarie.
    Il ciclo completo è di 15 giorni, se ci dovessimo assentare per tale periodo potremmo non accorgerci di nulla.
    La congiuntivite , con edema, appare subito, l’occhio è chiuso, ne fuoriesce un essudato che incolla le palpebre, ciò si abbina ad uno scolo orale schiumoso, quest’ultimo può generare un sedimento biancastro che testimonia l’avvenuta fuoriuscita. Dopo 4-6 settimane si sviluppa la presenza anticorpale, per questo motivo si suggerisce di effettuare il test ELISA al primo sospetto e ripeterlo dopo 2 mesi.
    I segni clinici sono dose dipendente: quando l’attacco del virus è modesto appare la congiuntivite , se l’attacco è massiccio appaiono le placche; tanto maggiore è la quantità di virus nell’infezione, quanto più grave è la manifestazione clinica. La presenza di anticorpi aiuta a resistere al virus, ma non protegge completamente. Dopo una singola esposizione al virus c’è uno sviluppo anticorpale che rimane stabile per 10 mesi.

    In caso di contagio si deve anzitutto isolare il soggetto e disinfettare scrupolosamente l’ambiente dove è stato l’animale; nel caso di un terrario si può utilizzare candeggina così diluita : ½ bicchiere da tavola in 8 litri di acqua, lasciare agire ½ giornata, lavare e risciacquare abbondantemente (non si deve più sentire alcun odore). Portare l’animale dal veterinario dove sarà reidratato e sottoposto al test virale. E’ disponibile un prodotto antivirale a base di aciclovir che è attivo contro l’Herpes virus delle tartarughe; il dosaggio per bocca è di 80 mg/Kg al giorno per almeno 15 giorni.
    Si cura il segno clinico, l’animale guarisce dalla sintomatologia che manifesta.
    L’aciclovir blocca la replicazione virale, ma non elimina il virus; un allevamento colpito è infetto a vita, ma non è detto che tutte le tartarughe siano ammalate. Difficilmente le tartarughe muoiono a causa del virus, ma possono avere delle recidive anche dopo anni. I veri responsabili dei gravi danni, nonché della morte delle tartarughe, sono i batteri che si sovrappongono alle lesioni causate dal virus”.
    Queste relazioni sono state di una grande utilità pratica e sono convinto potranno salvare la vita a diverse tartarughe, migliorandone la qualità della loro esistenza, l’arricchimento professionale che ne deriverà poi per gli operatori del settore completerà il pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati dagli organizzatori del Tartarughe beach; un grazie sincero a G. Piersanti e A. Montalti nonché ai principali sostenitori: Comune di Cesenatico e Sera Italia, anche da parte delle tartarughe.
    ciao

  10. #10
    L'avatar di anna emme
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    Re: l'herpes

    Citazione Originariamente Scritto da oldx Visualizza Messaggio
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    E’ seguito, quindi l’intervento del Dr. Francesco Origgi Medico veterinario, ricercatore presso il reparto di virologia umana dell’ospedale S. Raffaele di Milano; Origgi in precedenza ha lavorato alcuni anni in America, dove ha svolto la ricerca oggetto della relazione proposta: “Infezioni da Herpes virus nelle testuggini terrestri”. [....]

    ciao
    Maggiori info tecniche, anche sulle cure, conviene chiederle direttamente al Dr. Origgi che, oltretutto, mi dicono essere persona squisita.

    In Italia e' arrivato gia' da parecchi anni con mortalita' elevata. E poi si e' diffuso con gli scambi. Internet ha contribuito non poco a diffondere le malattie.
    Prima che il dr. Origgi sviluppasse il test Elisa, si faceva una diagnosi soprattutto in base alla presenza delle placche in bocca oltre allo scolo nasale.
    Non tutti i casi hanno poi conosciuto la visita di un veterinario, specializzato o meno.
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